Come usare l’AI e ChatGPT per scrivere i tuoi contenuti (senza sembrare uguale agli altri)
Autentico, coinvolgente, scopri, lasciati ispirare. Se vedi queste parole una dopo l’altra su un blog di hobby creativi, probabilmente sai già come va a finire: un testo ordinato e senza errori, ma che sembra scritto da chiunque o… nessuno.
Succede quando chiedi a ChatGPT “scrivimi un post su X” e pubblichi quello che arriva. A me è successo e il risultato non mi è piaciuto per niente.
È uno dei paradossi dell’AI: dovrebbe aiutarci a trovare nuove idee, ma se la usiamo senza metterci del nostro può farci scrivere esattamente come tutti gli altri, 1000 contenuti uguali e uniformati che non servono a nulla.
Premessa doverosa: io l’AI la uso, quasi ogni giorno. Ormai sarebbe anacronistico farne a meno. Il problema sta in cosa le chiedi di fare e in quando la chiami in causa.
L’AI può essere un ottimo assistente per trovare una struttura, sbloccare un’idea, riscrivere un passaggio o aiutarci quando siamo davanti alla famigerata pagina bianca. E’ utile persino per creare infografiche, disegni o creare foto professionali delle tue creazioni. Ma se le chiediamo semplicemente “scrivimi un articolo su X” o “fammi la caption per…” o “crea un’immagine di”, il risultato rischia di avere quella patina omologata e impersonale che ormai riconosciamo al primo paragrafo, al primo sguardo.
No, non serve rinunciare all’AI per evitarlo. Serve darle qualcosa che nessun prompt generico può inventare: la tua esperienza, il tuo punto di vista e il tuo modo di raccontare le cose.
Perché i testi dell’AI finiscono per assomigliarsi tutti
Un’AI scrive tenendo conto di ciò che, in media, è stato scritto da moltissime persone. Il risultato è un testo corretto, ordinato, scorrevole. E proprio per questo, anonimo.
Se le chiedi “scrivi un articolo sull’uncinetto per principianti”, ti arriva un articolo che andrebbe bene per qualunque blog di fai da te. Cioè per nessuno in particolare, nemmeno per il tuo.
Quello che ti rende riconoscibile, le battute, le digressioni, le opinioni un po’ storte, quel modo tutto tuo di spiegare le cose, non è nella media. Se non lo metti tu, non c’è.
I segnali che tradiscono un testo “da Intelligenza Artificiale”
Dopo un po’ ci si fa l’occhio. Questi sono i miei indizi:
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l’apertura a effetto del tipo “Ti sei mai chiesto/a…?” “La verità?” o “Il risultato?”, seguita da una frase a sé;
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la costruzione “non è questo, è quello” (“Il problema non è l’intelligenza artificiale, è il metodo”);
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lo stesso concetto detto tre volte con parole diverse, per allungare la minestra;
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aggettivi come “fondamentale”, “essenziale”, “cruciale” che si danno il cambio;
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elenchi puntati ogni due paragrafi, come se i testi discorsivi fossero roba dell’ottocento;
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il trattino lungo a spezzare le frasi, che pochissime persone sanno come digitare;
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un entusiasmo uniforme dall’inizio alla fine, senza un dubbio e senza una battuta;
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il finale con il titolo “conclusione”.
Attenzione, nessuna di queste cose è un crimine. Anch’io uso gli elenchi quando servono (ops, li ho appena usati!) o la parola fondamentale, se il discorso la richiede e non trovo nessun sinonimo appropriato. Il problema nasce quando diventano un automatismo, perché a quel punto il lettore non sente più una persona.
E nel nostro mondo la percezione conta parecchio. Se un testo sembra pubblicato tanto per pubblicare, chi legge si chiede, a ragione o a torto, come siano anche i tuoi tutorial, i tuoi prodotti, il tuo modo di lavorare.
Il metodo: prima ci metti la testa tu, poi arriva ChatGPT e l’AI
Il cambio di rotta, per me, è stato uno solo. Ho smesso da subito di chiederle di creare da zero e ho iniziato a chiederle di creare per me, rifinire, aggiustare, riordinare. E soprattutto, prima l’ho istruita sul mio stile, sul mio modo di essere. Ecco come faccio.
1. Scrivi una bozza brutta, ma tua
Butta giù tutto come ti viene. Senza punteggiatura perfetta, senza ordine, senza cercare la frase giusta.
Se scrivere ti sembra una perdita di tempo (anche se scrivere non lo è mai!), prova a dettare: su Windows trovi il dettatore vocale con i tasti Windows + H, sul telefono basta il microfono della tastiera. Parlare a voce alta fa uscire il tuo modo di dire le cose in modo spontaneo.
2. Fai leggere all’Intelligenza Artificiale come scrivi davvero
Incolla due o tre tuoi vecchi articoli e chiedi di descrivere il tuo stile: lunghezza delle frasi, tono, espressioni ricorrenti, uso dell’ironia, come ti interfacci con chi legge.
Poi riusa quella descrizione ogni volta che le chiedi qualcosa. Ti sembrerà un passaggio in più, che porta via tempo, ma ti risparmia un sacco di correzioni dopo.
3. Dille cosa non vuoi
Funziona più di quanto pensi. Una piccola lista di divieti vale più di cento aggettivi sul tono desiderato.
Per esempio: niente trattini lunghi, niente “non è X, è Y”, niente frasi fatte, pochi elenchi solo se necessari, niente domande retoriche a raffica. Insomma scegli tu cosa NON ti rappresenta e comunicaglielo.
4. Chiedile di sistemare, non di inventare
Frasi più chiare, parole ripetute, un paragrafo che non gira, un ordine più logico. Ecco dove l’AI dà il meglio.
E tu resti l’autrice, perché le idee, i fatti e le opinioni sono i tuoi.
5. Mettici il vissuto
Questo non te lo può dare nessuno.
Il progetto che è venuto male, il cliente o la lettrice che ti ha scritto una domanda a cui non avevi mai pensato, la volta che hai sbagliato la misura del taglio e hai dovuto rifare tutto da capo.
Sono proprio questi dettagli a fare la differenza tra un testo generico e un contenuto che sembra scritto da una persona che quella cosa l’ha davvero fatta.
6. Rileggi e riscrivi
È il test più onesto.
Se in un punto ti viene da dire “io non parlo così”, riscrivi. Se ti scappa da ridere o da annuire, lascia stare.
Un prompt da copiare e adattare
Ti incollo una mia bozza scritta di getto. Il tuo compito è sistemarla, non riscriverla da zero. Mantieni le mie parole e le mie espressioni quando funzionano. Correggi grammatica e punteggiatura, elimina le ripetizioni, riordina i concetti se non seguono un filo logico. Suggerisci modifiche alla struttura se necessario.
Il mio stile: frasi brevi, tono da amica, ironia leggera, niente enfasi esagerata. Evita trattini lunghi, la struttura “non è X, è Y”, aperture ad effetto, troppe domande retoriche, elenchi puntati non richiesti e aggettivi come “fondamentale” o “cruciale”.
Ti allego anche dei miei vecchi post per capire il mio tono di voce. Se un passaggio non è chiaro, fammi una domanda invece di inventare.
L’ultima frase è quella a cui tengo di più. Un’AI che ti fa domande ti obbliga a metterci qualcosa di tuo, mentre una che inventa (perchè l’AI generativa lo fa) ti riempie il testo di cose che non hai mai pensato, non hai mai chiesto e soprattutto non ti rispecchiano.
Dove l’AI mi aiuta davvero, senza togliermi la voce
- trovare sinonimi quando ho ripetuto la stessa parola più volte;
- proporre cinque titoli alternativi tra cui scegliere;
- controllare che una spiegazione sia chiara anche per chi è principiante in quel settore o hobby;
- suggerire meta description da 150 caratteri e parole chiave, che poi riguardo io;
- dare un ordine logico a un mucchio di appunti confusi;
- riassumere un testo senza perdere le informazioni importanti;
- segnalare i passaggi poco chiari o quelli che sembrano contraddirsi;
- adattare lo stesso contenuto a formati diversi, per esempio trasformare un articolo in una caption Instagram o una scaletta per un video;
- suggerire cosa manca a un articolo, senza aggiungere informazioni inventate;
- controllare che il testo sia adatto al pubblico a cui sto parlando, soprattutto quando rischio di dare per scontato qualcosa che per un principiante non lo è.
E per queste non mi aiuta per niente: l’opinione, l’esperienza, la battuta, il consiglio basato su ciò che ho provato con le mie mani.
Nessun metodo ti mette al riparo al cento per cento. L’obiettivo non è la perfezione, non è la virgola al posto giusto, è rimanere riconoscibile. E sì, anche per questo articolo ho usato l’AI, dopo aver scritto la mia bozza. Ah, anche l'immagine l'ho creata con l'AI. Se leggendo hai sentito una persona dietro le parole, il metodo funziona.
Se vuoi provarlo, scegli un solo contenuto della prossima settimana, scrivilo prima tu e solo dopo passalo all’AI. Poi raccontami com’è andata nei commenti o sui social. Sono curiosa.
E se l’articolo ti è stato utile, salvalo per quando ti serve il prompt.


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